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25 giugno, 2011

Libro "AL DI QUA, AL DI LA' DEL BEAT"

Amici Carissimi,
vi ricordo il nostro apprezzatissimo libro in oggetto, scritto da UMBERTO BULTRIGHINI, GENE GUGLIELMI & CLAUDIO SCARPA che tratta le tantissime sfaccettature del Beat italiano, con foto, interviste, articoli e approfondite riflessioni:
Il libro, che è presentato da DARIO SALVATORI, è composto di ben 430 pagine (!!!) ed è corredato da un mini CD inciso da GENE GUGLIELMI e i TUBI LUNGIMIRANTI di Bultrighini.
Eccovi la copertina del CD allegato:
Si tratta di un viaggio meraviglioso che facciamo insieme per addentrarci, non senza sarcasmo, poesia e sentimento, all'interno di quel meraviglioso ed irripetibile fenomeno, non solo musicale, che alla metà degli anni '60 coinvolse migliaia di giovani.
Questo è il retro del libro con alcuni dati biografici di noi tre interpreti
Il prezzo, contenutissimo, è di soli 20 euro!
PER INFO al momento rivolgetevi direttamente all'Editore:
Casa Editrice Carabba
Variante Frentana 37
66034 Lanciano (CH)
Telefono: 0872-717.250
email: info@editricecarabba.it

13 giugno, 2011

HIT PARADE del 30 GENNAIO 1966


1)    ADAMO “Lei” – Uno dei motivi più belli in assoluto per Salvatore Adamo, un brano che ti entrava nel cuore e non ti lasciava più.
2)    RITA PAVONE “Plip” – Uno di quei motivi sbarazzini che Rita Pavone usava per lanciare nuovi balli ed anche per farsi apprezzare dai ragazzini. Di certo non un motivo degno di passare alla storia.
3)    BOBBY SOLO “La casa del Signore” – L’inguaribile ed eterno fan di Elvis lo cogliamo proprio in una cover di un brano di Presley: “Crying in the chapel”; pezzo di assoluta presa e interpretato dal Nostro Roberto satti con convinzione ed ottimo mestiere.
4)    ADRIANO CELENTANO “La festa” …. Dai attacca il giradischi, c’è da divertirsi con il grab… Quando Adriano si cimentava in un brano, difficilmente lo sbagliava e comunque il pubblico lo seguiva sempre. Quindi anche se non si tratta di un ‘masterpiece’ di certo è un pezzo ancora oggi molto ricordato.
5)    RITA PAVONE “Stasera con te” Di ben altra pasta rispetto a “Plip”. Con questo brano Rita Pavone apriva come sigla la sua fortunata trasmissione TV “Stasera Rita”, che catturava tutto o quasi il pubblico italiano.
6)    MINA “Ora o mai più” Altra sigla televisiva: “La prova del nove”. Un brano languido tra i tanti scritti apposta per Mina, con i quali la ‘diva’ ci sguazzava per la gioia dei suoi tantissimi fans.
7)    TONY DEL MONACO “Vita mia” Perentorio e improvviso brano di Tony Del Monaco, di sicuro uno tra quelli in assoluto più ricordati di tutta la sua carriera. Ottimo interprete, poco personaggio riuscì a ritagliarsi un successo che, per gli amanti del genere, fu assolutamente meritato.
8)    ADAMO “La notte” E lui ci rifà! Probabilmente è una scelta difficile ma inquesta classifica al primo e all’ottavo posto ci sono di sicuro due tra le canzoni più belle in assoluto di Adamo…
9)    GIANNI MORANDI “Non son degno di te” E come non poteva aver successo una canzone del genere??? Certo che, sua indubbia bravura a parte, a Morandi venivano affidate quasi sempre delle canzoni così bramose di successo che probabilmente successi sarebbero stati anche se le avesse cantate il figlio del panettiere.
10)  TOM JONES “Thunderball” Sulla scia del famosissimo omonimo film di Bond, James Bond (!) Tom Jones, uno con la voce al fulmicotone, ne portò al successo la versione cantata.
11)  GIANNI MORANDI “Si fa sera” Possiamo ripetere il discorso fatto poco più sopra?. Sigla anch’essa TV, stavolta della trasmissione “Mare contro mare”. Qui di certo Morandi ci mette molto del suo, dando alla canzone una carica incredibile, nonostante si tratti di un brano lento. Un terno al lotto!
12)  DON BACKY “L’amore” A mia precisa domanda su questo brano, quando intervistai Don Backy, lui mi disse che considerava questa sua bellissima canzone come la prima vera e propria “Canzone”, quella cioè della maturità. Di certo si tratta di un motivo assolutamente imperdibile!
13)  GINO PAOLI “Un uomo che vale” Incredibilmente e totalmente dimenticata dai più al giorno d’oggi. Nonostante questa posizione in classifica ci assicuri che fu un successo. Un buon brano, non certo tra i migliori del bravissimo cantautore genovese.
14)  DALIDA “La danza di Zorba” Un successo di vaste proporzioni per Dalida che ballava il irtaki mentre la interpretava. Un grosso successo, anche nella interpretazione del suo autore Theodorakis.
15)  THE BEATLES “Yesterday” Ci inginocchiamo e ringraziamo il Signore per averceli regalati!. Ovviamente stò parlando dei Beatles e questa composizione di Paul divenne un successo indicibile. Forse davvero uno dei momenti culmini del talendo compositivo del ‘Mecca’
16)  THE ROLLING STONES “Satisfaction” Ma il Signore, pensava forse che non ci saremmo accontentati… e così ci regalò anche loro! Grandissimi Stones per un brano che è tra gli emblemi assoluti della musica del periodo!.
17)  RICKY SHAYNE “Vi saluto amici Mods” Bella! Bella e triste… La fine di un sogno inizito da poco, l’avventura dei Mods che Ricky ci racconta con il piglio da rocker e la dolcezza di un angelo. Mitica!
18)  NINI ROSSO “Il silenzio” Quella tromba… Quante volte è passata per radio; quanto è stata usata questa canzone dai ragazzi che andavano a militare e dalle loro ragazze che piangevano alla partenza…
19)  THE BEATLES “Help!” Ma no che non ci bastava solo “Yesterday”! E allora ecco lennon che ci spara questa meravigliosa raffica di sensazioni, che sarà anche il titolo del film di successo che porterà i Beatles sul tetto del mondo!
20)  THE ROKES “C’è una strana espressione nei tuoi occhi” E chi non li ha amati??? Quando li vedevo al Piper quasi quasi mi veniva da piangere!. Un complesso che tutti gli adolescenti di quel periodo hanno avuto nel cuore. Indimenticabili !!!
Ovviamente questa classifica è del momento indicato nella data, per cui alcune canzoni o sono in ascesa e raggiungeranno nelle settimane successive postazioni importanti, altre invece hanno già incontrato il momento di massimo fulgore e quindi stanno retrocedendo di posizioni.

08 giugno, 2011

FRAMMENTI da Interviste di Claudio Scarpa : Barry McGuire

Giugno 2009,  Personaggio:
BARRY McGUIRE
- DOMANDA : Toglimi una curiosità: su una vecchia rivista del 1966 ho letto che tu eri venuto in Italia per incidere in italiano alcune tue canzoni. Visto che poi questo non è mai stato registrato su vinile, volevo chiederti se la notizia è vera e, in caso affermativo, se sai come mai l’operazione non andò in porto…
- RISPOSTA: Questo lo ricordo abbastanza bene. E’ vero, partii per Roma verso la fine del 1965, credo sia stato in ottobre. Mi avevano convocato negli studi di registrazione in Italia per incidere soprattutto una versione in italiano di “Eve of distruction” . Io adoravo il mio testo originario ma mi spiegarono che in Italia la traduzione di un testo simile non sarebbe stato capito, non chiedermi perché visto che non lo so. Fu così che mi presentarono un testo in italiano (che qualcuno mi tradusse) che parlava di un amore a tre, dove c’era una ragazza che amava due ragazzi allo stesso tempo e doveva decidersi a sceglierne uno soltanto. Quando questa sua scelta avvenne lei si sentiva come alla ‘vigilia della distruzione’… Molto strano.. secondo me era più fruibile una traduzione del mio testo anziché questa invenzione poco convincente. Comunque accettai di registrare (nel mio solito italiano che non capivo una sillaba) e i discografici mi dissero che se la canzone avesse avuto successo poi mi avrebbero richiamato per inciderne altre. Siccome poi non sono più stato contattato ho pensato che quella mia versione con quelle parole non fosse piaciuta ai ragazzi italiani.
(Claudio Scarpa)

Rubrica: 45 GIRI ALLA RIBALTA: Sylvie Vartan

SYLVIE VARTAN : “Noi ieri noi oggi” – “Ma maramao 
RCA VICTOR  N 1675 Anno: 1973
La dolcissima ed intrigante compagna dell’Elvis d’Oltralpe, al secolo Johnny Hallyday, trascorse sul nostro territorio ben più di una stagione; diventò soubrette televisiva (che spettacolo guardarla!) e personaggio importante che venne ben sfruttato dal mercato discografico (l’importanza di avere una RCA che ben ti protegga le spalle) che le fece sfornare un concreto numero di singoli e qualche LP. Il 45 del quale ci occuperemo è sicuramente una chicca per collezionisti molto esigenti. Vien da supporre che questo 45 nei negozi non ci sia mai arrivato o quasi; infatti tutte le pochissime copie viste in giro sono tutte promozionali su white label RCA e questo sembra quindi essere un raro caso dove sia più particolare il singolo non in edizione Promo. Passiamo alle canzoni, entrambe scritte dalla coppia Dossena-Lopez ma molto discordi l’una dall’altra; “Noi ieri noi oggi” è canzone che denota alta sapienza compositiva, una melodia tenue e triste, molto vibrante in un’attesa di sviluppo che arriva puntualmente. Ottima la interpretazione della Vartan che esce con maestria quando il ritornello incalza melodiosamente. Il retro, già dal titolo, ha ben poche promesse da mantenere e si rifà a quel filone musicale insignificante della canzoncina subdola e vuota che il peggior pubblico italiano ha disgraziatamente apprezzato, concedendo vendite e successo a composizioni di dubbio gusto; musica salottiera e della peggiore, dalla quale è bene stare alla larga! Possibile che non ci fosse in giro qualcosa di meglio?. Si pensava che con “Zum zum zum” si fosse già riusciti a toccarne l’estremità, ma evidentemente nel fondo del barile c’è sempre spazio per raschiare e trovare qualcosa. Un vero peccato che il disco, come s’è detto, forse nei negozi non ci sia mai arrivato… quei due occhioni in copertina e quella bocca sensuale semisocchiusa sembrano sussurrarti… acquistami e sarò tua per tutta la vita…  PS: Su youtube c’è solo il primo brano e non il secondo… Fidatevi di me, non vi perdete nulla!. (Claudio Scarpa)

07 giugno, 2011

Rubrica: 45 GIRI ALLA RIBALTA…

THE PLASTIC PENNY : “Guarda nel cielo” – “Tutto quel che ho 
RICORDI  SIR 20-076 Anno: 1968
Non certo un ‘gruppetto qualunque’ questo degli anglosassoni Plastic Penny. Come tanti altri (leggi World of Oz, Love Affair et similia) complessi nati dopo il 1967 presero vita grazie alla strada aperta da Procol Harum soprattutto e Moody Blues, immergendosi tout-court  in un filone musicale dove l’organo Hammond era pane e companatico quotidiano.  Molto decorosa la formazione di questo gruppo nelle fila del quale operavano personaggi quali il chitarrista Mick Grabham (con il nome di Mick Graham) che poi negli anni ‘70 diventerà membro effettivo proprio dei Procol Harum; il cantante Paul Raymond transitato poi in vari gruppi; Chicken Shack e Savoy Brown e il batterista Nigel Olsson più tardi con Uriah Heep ed Elton John. Nobile line-up quindi e ancor più nobile l’accoppiata delle canzoni (uscirono  anche due altri singoli che come lato A portavano separate queste due canzoni cantate in inglese) che per gli appassionati del genere Hammond risulteranno perle quasi irrinunciabili. “Guarda nel cielo”, versione italiana della loro “Nobody knows it”, si apre con organo e piano imponenti e ben amalgamati, il brano sale di tono con grande trasporto emotivo per poi sfociare nel giro armonico più volte ripetuto; molto efficace il motivo dell’organo anche perché lo schema della canzone nasce da un’idea semplicissima, vigorosa ed orecchiabile ma di abbondante impatto emotivo... insomma l’uovo di Colombo!.
Il retro è la versione italiana di “Everything I am” dei Box Tops; siamo sempre di fronte ad un pezzo di alta consistenza che però non emerge diretto come il precedente; anche questo è un ‘lento’ ma forse troppo addolcito da un ammasso di violini che comunque nella versione del gruppo madre c’erano lo stesso; tuttavia lo sviluppo della composizione sembra sempre un po’ stentare a decollare, in attesa di un qualcosa che dovrebbe avvenire e che invece non si compie. Luci quindi (tantissime) e ombre (poche) per un 45 giri dove il piacere dell’ascolto viene quasi totalmente appagato. (Claudio Scarpa)

04 giugno, 2011

La Discografia 45 di FRANCO BATTIATO

La Discografia di :
FRANCO BATTIATO
(45 giri stampati in Italia ANNO: 1965 - 1971)
Mentre leggi la discografia, ascolta “Sembrava una serata come tante
TITOLO
ANNO
LABEL
N° CATALOGO
L’amore è partito – E’ la fine
1965
NET
N 526
E più ti amo – Prima o poi
1965
NET
N 531
La torre – Le reazioni
1967
JOLLY
J 20410
Il mondo va così – Triste come me
1967
JOLLY
J 20425
E’ l’amore – Fumo di una sigaretta
1968
PHILIPS
363728
Bella ragazza – Occhi d’or
1969
RT Club
RT 1563
Sembrava una serata come tante – Gente
1969
PHILIPS
363752
Vento caldo – Marciapiede
1971
PHILIPS
6025 031

Rubrica: 45 GIRI ALLA RIBALTA…

THE ROLLING STONES : “Paint it black” – “Long long while” 
DECCA F-12395 Anno: 1966
Uno di quei 45 giri magici degli Stones che ad un lato dalla ritmica trascinante ne contrapponeva l’altro dolce ed incantevole ma assolutamente spoglio di sonorità smielate.

Tetro e già in ‘simpatia con il diavolo’ , “Paint it black” trasuda di quel macabro pessimismo al quale i Rolling hanno sempre strizzato l’occhio per diventare nel tempo la band più maledetta della storia. Il cantilenante accordo iniziale offre il destro ad un attacco musicale violento  mentre la voce di Mick dannata ed irriverente declama le liriche sinistre del brano. Brian Jones, che è appena stato abbagliato dall’ascolto del sitar eseguito da George Harrison, di certo non perde tempo a pettinar bambole e lo impara a suonare incastrandolo con prepotenza all’interno della canzone permettendo ad essa quella spettacolare atmosfera di elettricità oscillante  e perversa in un crescendo di onde elettriche spietate. 
In un’ottica di pura magia si snoda invece “Long long while” una ballata dal giro armonico pretenzioso che entrerà prepotentemente nei cuori solitari degli ascoltatori ad aumentarne la tristezza; le dolci ed incantevoli armonie d’un tratto vengono aggredite dalla contenuta rabbia dell’inciso che come per incanto conquista corpo insieme alla voce magistrale di Mick che decanta una filastrocca d’amore; le incantate elettriche di Keith e Brian porgono un tappeto bluesy che imperverserà per tutto il brano conferendo ad esso corpo ed anima. Anche in questi brani pacati i Rolling Stones sono sempre riusciti a tenersi ben lontano dal superficiale cercando sempre suono e atmosfere d’effetto, spesso rintanati in un angolino buio della canzone che solo un attento riascolto riconduce magico e splendente alla luce. Anche, e non solo per questo, diventeranno la più grande rock’n’roll band di tutto il firmamento musicale anglosassone. Che il Buon Dio li abbia sempre in gloria, nonostante il manifesto simpatizzare col diavolo!  (Claudio Scarpa)

03 giugno, 2011

RICKY SHAYNE, Uno dei Mods... di Claudio Scarpa ©

Gli altari e la polvere di un personaggio caro ai giovani dell’epoca beat, perduto immancabilmente negli angusti meandri di un successo arrivato prepotentemente e mal amministrato dalle case discografiche. Una sorta di meteora che quasi svanisce nel nulla, lasciando il sapore amaro di quello che sarebbe accaduto se soltanto fosse stato aiutato e sorretto con convinzione da chi avrebbe avuto il compito di gestirne le qualità. Anche per questo ci è rimasto nel cuore…
Ecco un chiarissimo esempio di importazione musicale che sia andata oltre le aspettative iniziali. Negli anni ’60 furono davvero tanti gli artisti o in alcuni casi alquanto sporadici presunti tali, che vennero nel nostro paese in cerca di fortuna, in cerca di un successo che nel loro paese d’origine soprattutto se inglesi, probabilmente mai avrebbero potuto incontrare; troppa la concorrenza, troppi i personaggi di valore assolutamente mondiale che popolavano la fittissima schiera di personalità vive e affermate in Terra d’Albione. Ricky Shayne arrivò in Italia, da Liverpool, almeno così una leggenda racconta, anche se correnti di pensiero diverse e più accreditate gli attribuiscano origini libanesi, americane e addirittura come tarocco proveniente dal basso tacco della nostra penisola; in verità la versione maggiormente attendibile è quella che porta alla pista libanese, patria di sua madre, mentre il genitore era inglese. Si trovò così bene nel nostro paese che decise di restarci per un lungo periodo di ogni anno durante il quale, fra momenti esaltanti ed altri meno offrì al mercato italiano una produzione musicale di tutto rispetto ma non solo; Ricky Shayne è stato anche di più: un archetipo tra i più unici ed irrequieti della insofferente gioventù di quegli anni sessanta. Un carattere che oscillava da due poli opposti come fosse una altalena: ribelle, scontroso e quasi rivoluzionario; tenero e dolce in altri momenti così come infatti la sua musica e le canzoni che ha interpretato suggerivano. Non furono tutte rose e fiori, specialmente agli inizi; adattarsi alle regole conformiste del nostro paese fu per lui un’impresa alquanto complessa, ecco quindi l’escamotage della stada a metà, mezzo ribelle, mezzo conciliante. Dietro quella studiata maschera da duro Mod si dissimulava un’indole desiderosa e bisognosa di affetto; la stessa che quegli stessi giovani italiani che lo seguivano tentavano di ostentare per nascondere una insicurezza insita in tutti quei figli nati nell’immediato dopoguerra, la voglia di ribellarsi a vecchie e stantie concezioni morali più vicine all’ipocrisia piuttosto che ad una vera e propria indole nobile di un passato non troppo lontano. E quindi Ricky Shayne indossò questa camaleontica versione di se stesso, portando la sua immagine a diretta somiglianza degli instabili umori dei giovani dell’epoca; da questo personaggio quasi fiabesco e assoluto rappresentante di quel malcontento giovanile, il cantante venne totalmente fagocitato, sempre coerente con se stesso e soprattutto con il suo stile. Quella sua insofferenza e quel perpetuo moto di ribellione a volte Ricky lo sfogava possedendo e guidando auto sportive che lanciava a tutta velocità per far esplodere la propria ribellione interna; con i primi guadagni infatti i suoi acquisti di questi mezzi di locomozione divennero una costante delle sue giornate ma anche del suo stesso successo; un successo che proprio per questo suo sfogo avrebbe potuto nuocergli gravemente e definitivamente quando durante il Cantagiro del 1966 non portò la sua Maserati (alcuni asseriscono fosse una Ferrari… ma in quel periodo per lui le macchine erano come le donne, una dietro l’altra) a spiaccicarsi contro un albero. Correva l’anno 1965 (forse il più importante per i netti cambiamenti di indirizzi musicali giovanili di quegli anni sessanta) quando la scalpitante RCA decise di metterlo sotto contratto; aveva fondato la sotto-etichetta ARC nella quale convogliavano tutti i nuovi artisti scritturati che potessero diventare preda dei giovanissimi grazie ad una musica, a dei testi e a delle canzoni che si discostassero dalla normale produzione sì giovanile, ma ancorata alle tradizioni musicali italiano-classiche come i vari Gianni Morandi, Rita Pavone & Co. Ci contò davvero la RCA in quello scapestrato che possedeva tutto per poter emergere: dal ciuffo ribelle ai capelli lunghi, che si mostravano accompagnati da un fisico autorevole, un viso da gioventù bruciata che le ‘teen-agers’ appena lo videro misero da parte in fretta i loro fidanzatini passando notti insonni sognando meravigliose e impossibili avventure platoniche con uno dei Mods. Non va neanche dimenticato che il cantante passò alla storia anche come incallito sciupafemmine; tra fans, corteggiatrici e quelle che lui stesso si andava a cercare l’elenco aumentava con impressionante continuità; ci fu un giorno che sembrava che il suo cuore libero si fosse infatuato perdutamente dell’attrice Grazia Maria Spina, ma fu solo una fiammata impetuosa, non un amore duraturo. La casa discografica oltre tutto quanto esposto, che per il compiersi di un successo era sorprendentemente positivo, era ben confortata dal fatto che, a differenza di tanti heros di cartone, costruiti a bella posta per spillar soldi facili ai giovanissimi, questo finalmente aveva dalla sua il colpo magico vincente: possedeva una voce terribilmente intonata e potente in grado di interpretare quasi ogni genere musicale, anche il primo o ultimo venuto o magari inventato per caso. Il suo primo singolo fu immediatamente una grande trovata: con “Uno dei Mods” si gridò al miracolo musicale nascente; l’approccio iniziale era una dura rullata di batteria che si svolgeva fremente per l’intero brano; il testo, fantasioso e indovinato ne contraddistinse il personaggio indissolubilmente mentre raccontava le battaglie giovanili in Inghilterra tra i giovani di opposte fazioni: i Mods e i Rockers, più cerebrali e poeticamente pacifisti i primi, più violenti e catastrofici i secondi. Quella canzone ed il suo interprete divennero nel 1966 uno dei film giovanili più apprezzati in assoluto: “La battaglia dei Mods”, film ispirato ad una storia vera accaduta nei pressi di Londra su una spiaggia dell’Essex dove i protagonisti dei due gruppi se le diedero di santa ragione; poco importa (o almeno all’epoca fu così, vista comunque l’ignoranza che regnava nel nostro paese su nozioni di queste opposte schiere che si combattevano a suon di spranghe e catene) se si incappò nel madornale errore di vestire di tutto punto il Ricky in abiti da Rocker anziché in quelli da moderato Mod, il personaggio che lui stesso interpretava nel film; il successo e la popolarità arrivarono a braccetto, ringalluzzendo totalmente i dirigenti RCA che si resero conto immediatamente di aver fatto centro nei cuori dei giovanissimi e quindi nei portafogli dei genitori. Per dovere di cronaca Ricky Shayne appare come interprete anche in almeno altri 5 film prodotti tra il 1965 e il 1968: “Altissima pressione”, “I ragazzi di Bandiera Gialla”, “Una ragazza tutta d’oro”, “Stuntmen” (con Gina Lollobrigida) e “La più bella coppia del mondo”. Già su quel primo singolo le due facce dell’interprete Ricky Shayne vennero prepotentemente alla luce; di “Uno dei Mods” (che indubbiamente resta anche il suo più grande successo) abbiamo già detto e non sarebbe male qui stabilire che forse quella canzone fu davvero uno dei primi brani beat partoriti dal nostro sistema discografico, un vero e proprio spartiacque che tagliava di netto una musica già esistente flemmatica e ammuffita. Il retro, “Cosa pensi di me” infatti, era una calda ballata lenta e persuasiva, dall’incedere dolce ed attraente, una di quelle ballads tanto care ad Elvis Presley del quale il Nostro, senza false esagerazioni, aveva in comune la modulazione vocale e quel timbro baritonale interpretativo che del Pelvis avevano contribuito a costruirne il personaggio. Era l’inizio di una nuova èra? Non precisamente, anzi, era l’inizio della fine!. La RCA probabilmente non ritenne opportuno continuare a sfruttare quel personaggio carismatico ed indisciplinato che essa stessa aveva creato; probabilmente si pensò di aver ecceduto troppo.. portare anche da noi il dualismo rivale di Mods e Rockers? Giammai! La stessa RAI TV, e quindi il perbenismo interessato con le sue falsità fatte di vuoto (per dirla alla Guccini) che imperversavano all’interno di essa dettavano legge; non essendoci altre fonti di immagini al di fuori del colosso di stato, probabilmente se come novità assoluta ad “Uno dei Mods” fu permesso di transitare via etere, ad una replica sarebbe stato sicuramente opposto un ostracismo deciso ed irrisoluto. Quindi già col secondo 45 giri si permise a Ricky Shayne di parlare ancora dei suoi seguaci Mods, ma solo per dar loro l’addio e sotterrarli per sempre sotto un cumulo di cenere. “Vi saluto amici Mods” infatti divenne l’epitaffio definitivo di un movimento mai nato e soltanto accennato che si decise, non avrebbe più avuto seguito; nella canzone si parlava è vero dei Mods, ma soltanto per dar loro l’ultimo saluto; di Mod in quella canzone c’erano soltanto alcuni cenni nei versi ma nessuno nella composizione che infatti, a livello puramente compositivo risultava essere un clone di “Cosa pensi di me”, anche se il motivo conduttore era sicuramente molto indovinato e ben costruito, lo stesso retro “Non ha prezzo l’amore” viaggiava sugli stessi canoni descrittivi del primo lato del disco; anche questo fu un successo che però non arrivò tanto in alto come il singolo d’esordio. Ma ancora Ricky avrebbe voluto condurre in porto quel filone (almeno a livello di struttura musicale) che tanti allori gli aveva portato con il primo brano; correva l’anno 1966 e per quell’occasione ecco un altro pezzo vincente sorretto da musicalità vibranti ed incisive: al Cantagiro dello stesso anno Ricky girò l’Italia con la forsennata “Number one”; i Mods erano già quasi dimenticati ma l’ardente composizione cullò di nuovo gli animi dei ragazzi del periodo. Poi, come accennato in precedenza, durante la manifestazione, l’incidente automobilistico, una alquanto lunga convalescenza ed eccolo di nuovo nel 1967 diverso e cambiato: capelli più corti, abbigliamento meno incazzato con annesso definitivo abbandono di pantaloni, giubbotto in pelle nera e maglioni scuri, quindi personaggio e canzoni di indirizzo diverso. Il nuovo 45 è “Di me cosa ne sai” cover della straordinaria “Black is black” dei Los Bravos della quale era assolutamente impensabile credere di riuscire a superarne sia l’impatto sonoro, sia, nonostante la grande voce di Shayne, quella interpretazione grintosa, tagliente ed inimitabile del solista Mike Kennedy. Sul secondo lato del singolo sbucava “Stanotte”, bella canzone dolce che comunque non permise al disco di diventare hit, anzi, a rileggerne oggi l’andamento si rivelò un fiasco totale, nonostante lo stesso cantante l’avesse presentata in una puntata TV di “Scala Reale”. Anche lo stesso movimento beat soprattutto nel nostro paese, aveva avuto breve vita; la meravigliosa cicala della musica ribelle durò lo spazio di una stagione o poco più; gli stessi complessi per sopravvivere si ammorbidirono alquanto sfornando sul mercato delle canzoni più mansuete ed orecchiabili. Ricky Shayne fortunatamente aveva fatto in tempo ad incidere il suo unico 33 giri, un LP molto degno e ancor oggi di sicuro interesse; ai suoi immancabili 45 giri prodotti erano state aggiunte delle splendide versioni inglesi, brani che rafforzavano il loro interesse grazie anche all’apporto decisamente fortunato del suo gruppo degli Skylarks (quattro ragazzi, due inglesi di Liverpool e due italiani che Ricky reclutò a Roma sulla scalinata di Piazza di Spagna). Ecco quindi il nuovo 45: “Come Moby Dick” ormai fuori dal mondo Mod, ma di sicuro un bellissimo brano toccante dalla fitta melodia che affrontava il discorso della morente Moby Dick, la balena bianca dello scrittore americano Melville; in quella canzone per Ricky l’arpione del baleniere che trafigge a morte il cetaceo è la fine di tutto della vita e della libertà stessa. Già, la libertà, quella che per Ricky Shayne ha sempre contato più di ogni cosa, essere liberi di vagare, di girare il mondo come lui aveva sempre fatto e come continuerà a fare anche in futuro. Ad ogni modo, nonostante il brano fosse molto bello, fu un altro mancato grande successo e la RCA cominciava a scalpitare… avrebbe voluto rilanciare il suo scudiero ma sempre però nei panni ingombranti verso i quali lei stessa lo aveva indirizzato, ovvero quelli alquanto fuori luogo di cantante di intrattenimento. Si pensò all’ultima spiaggia ed ecco quindi una canzone di Elvis: “Love me tender” che divenne “Dolcemente”; nonostante una bellissima interpretazione (probabilmente in assoluto la migliore cover italiana di quel famoso brano) anche stavolta il seguito fu poco: chi lo aveva amato come Mod era tradito per l’ennesima volta, gli altri non apprezzavano troppo che un ex Mod si accingesse ad entrare nel mondo della musica (molto) leggera e. Fu a quel punto che la importante major romana decise di sfrondare il proprio cast, anche per far spazio a nuove proposte; insieme a Ricky Shayne si trovarono in cerca di contratto (e di autore) ad esempio anche i Sorrows che dopo quel grande successo dell’imperdibile “Take a heart” avevano deluso le aspettative. La Miura, piccola etichetta sempre della capitale, ingaggiò entrambi e tentò un impossibile rilancio sperando, senza troppa convinzione, di riuscire addirittura là dove la RCA aveva fallito. Per Ricky esce “Con una o dieci chitarre” un annacquato beat che lascia il tempo che trova e sul retro si provò ancora a strizzare l’occhio al solito Presley con “Come nessuna donna mai” un brano da dimenticare in fretta; purtroppo questa era la sorte di chi all’epoca era solo interprete e non compositore: potevi anche avere una voce da Dio, ma se ti affidavano gioielli scadenti, questi restavano soltanto delle brutte canzoni anche se molto ben interpretate. A questo punto immancabile sopraggiungeva la china discendente per un interprete che con le sue doti avrebbe sicuramente meritato di più; nemmeno il singolo successivo del 1969, “Buonanotte Maria” potè riportarlo in auge: la canzone era totalmente avversa ad un personaggio come Ricky; probabilmente per assurdo, un Luciano Tajoli sarebbe stato più adatto per l’interpretazione di quel pezzo; buono il retro “Le catene” ma ci sarebbe voluto ben altro per rilanciare Ricky Shayne e soprattutto  sarebbero servite delle risorse pubblicitarie e di diffusione che la piccola Miura neanche si sognava di poter attuare. A questo punto il cantante si convinse che ormai per lui in Italia non c’era più spazio anzi, il suo stesso personaggio ormai si era inevitabilmente bruciato e nessun avvenimento mai sarebbe riuscito a riportarlo ai fasti di “Uno dei Mods”. Riprese così una professione di cavalier errante, come agli inizi della sua carriera, che lo portò sia in Francia sia soprattutto in Germania, dove alternò, anche con qualche ottimo successo, la professione di cantante con ogni sorta di impiego temporaneo che gli capitasse per sopravvivere; sottolineo volutamente quel ogni sorta di impiego visto che arrivò al punto di fare anche il gigolò retribuito pur di incassare qualche marco. Ebbe stranamente un unico guizzo fortunato che sia in Francia sia in Germania lo portarono ad un perentorio successo, interpretando una sua versione di “Mamy blue”; l’Italia comunque gli era rimasta nel cuore; provò a tornarci, provò anche ad incidere qualche nuovo disco, ma ormai la sua stella gli aveva definitivamente voltato le spalle; di quella lontana stella nascente era rimasta ormai una scia che aveva perso definitivamente la traccia luminosa che il suo indiscutibile ed immediato successo gli aveva tributato con tanta meritata facilità.
… Ti saluto, amico Mod…
(Claudio Scarpa)

Rubrica: FRAMMENTI da INTERVISTE di CLAUDIO SCARPA

Marzo 1997, Personaggio:
RICKY GIANCO
- DOMANDA: Perché il tuo primo singolo su etichetta Clan è così raro, venne tolto dal mercato?
- RISPOSTA: Si, fu tolto dal mercato. Appena inciso quel 45 (“Vedrai che passerà” / “Te ne vai”) avevo scoperto “Pregherò” e l’avevo subito registrato. Adriano (Celentano, n.d.r.) si innamorò del pezzo e decidemmo di ritirare l’altro 45 dal mercato perché poteva intralciare l’imminente uscita di “Pregherò”. Così tra un tira e molla e l’altro alla fine la incise lui ed io incisi il seguito, con quella storia tristissima della ‘ragazza cieca’: “Tu vedrai”. Quindi il motivo della assoluta rarità di quel 45 giri è proprio questo…

Rubrica: ORIGINALI & COVERS

= TITOLO ORIGINALE: “Each and every day”
= ESECUTORE: MANFRED MANN
= COMMENTO:
Un tappeto potente di pianoforte sorregge l’originale dei bravissimi Manfred Mann, un brano che in Italia era praticamente sconosciuto nella versione originale, ma che qui va riascoltato e rivalutato per la sua ottima stesura e per l’accorto accompagnamento. Nota di merito come al solito per il vocalist… unico gruppo ad aver avuto 2 cantanti eccezionali, dapprima Paul Jones, poi Mike D’Abo.
= TITOLO ITALIANO: “Amore limone”
= ESECUTORE: THE SORROWS
= COMMENTO:
Ovviamente trattasi dei Sorrows seconda edizione… insomma, formazione diversa da quelli di “Mi si spezza il cuore”. Il leader qui era diventato proprio il cantante Chris che piaceva da impazzire alle ragazzine beat scatenate. Nonostante l’originale dei Manfred Mann sia praticamente perfetto, anche questa cover non guasta affatto, giusto dosaggio di grinta e classe interpretativa… Insomma, molto vicino all’otiginale!
PS: La versione dei Manfred Mann come originale è quella più conosciuta e ritenuta l'originale da molti... Da segnalare però che nel 1967 Simon Dupree ed il suo gruppo The Big Sound incisero probabilmente per primi questo stesso brano, con titolo "Day time, night time"....(Claudio Scarpa)

01 giugno, 2011

Un salutone a NANCY CUOMO !

Amici!
Desidero ringraziare l'amica cantante NANCY CUOMO

che si è iscritta al nostro blog! Per cui ecco che vi faccio ascoltare la sua canzone partecipante al Cantagiro del 1968: "Ieri". Proprio da un filmato della manifestazione...!

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