Translate

03 giugno, 2011

RICKY SHAYNE, Uno dei Mods... di Claudio Scarpa ©

Gli altari e la polvere di un personaggio caro ai giovani dell’epoca beat, perduto immancabilmente negli angusti meandri di un successo arrivato prepotentemente e mal amministrato dalle case discografiche. Una sorta di meteora che quasi svanisce nel nulla, lasciando il sapore amaro di quello che sarebbe accaduto se soltanto fosse stato aiutato e sorretto con convinzione da chi avrebbe avuto il compito di gestirne le qualità. Anche per questo ci è rimasto nel cuore…
Ecco un chiarissimo esempio di importazione musicale che sia andata oltre le aspettative iniziali. Negli anni ’60 furono davvero tanti gli artisti o in alcuni casi alquanto sporadici presunti tali, che vennero nel nostro paese in cerca di fortuna, in cerca di un successo che nel loro paese d’origine soprattutto se inglesi, probabilmente mai avrebbero potuto incontrare; troppa la concorrenza, troppi i personaggi di valore assolutamente mondiale che popolavano la fittissima schiera di personalità vive e affermate in Terra d’Albione. Ricky Shayne arrivò in Italia, da Liverpool, almeno così una leggenda racconta, anche se correnti di pensiero diverse e più accreditate gli attribuiscano origini libanesi, americane e addirittura come tarocco proveniente dal basso tacco della nostra penisola; in verità la versione maggiormente attendibile è quella che porta alla pista libanese, patria di sua madre, mentre il genitore era inglese. Si trovò così bene nel nostro paese che decise di restarci per un lungo periodo di ogni anno durante il quale, fra momenti esaltanti ed altri meno offrì al mercato italiano una produzione musicale di tutto rispetto ma non solo; Ricky Shayne è stato anche di più: un archetipo tra i più unici ed irrequieti della insofferente gioventù di quegli anni sessanta. Un carattere che oscillava da due poli opposti come fosse una altalena: ribelle, scontroso e quasi rivoluzionario; tenero e dolce in altri momenti così come infatti la sua musica e le canzoni che ha interpretato suggerivano. Non furono tutte rose e fiori, specialmente agli inizi; adattarsi alle regole conformiste del nostro paese fu per lui un’impresa alquanto complessa, ecco quindi l’escamotage della stada a metà, mezzo ribelle, mezzo conciliante. Dietro quella studiata maschera da duro Mod si dissimulava un’indole desiderosa e bisognosa di affetto; la stessa che quegli stessi giovani italiani che lo seguivano tentavano di ostentare per nascondere una insicurezza insita in tutti quei figli nati nell’immediato dopoguerra, la voglia di ribellarsi a vecchie e stantie concezioni morali più vicine all’ipocrisia piuttosto che ad una vera e propria indole nobile di un passato non troppo lontano. E quindi Ricky Shayne indossò questa camaleontica versione di se stesso, portando la sua immagine a diretta somiglianza degli instabili umori dei giovani dell’epoca; da questo personaggio quasi fiabesco e assoluto rappresentante di quel malcontento giovanile, il cantante venne totalmente fagocitato, sempre coerente con se stesso e soprattutto con il suo stile. Quella sua insofferenza e quel perpetuo moto di ribellione a volte Ricky lo sfogava possedendo e guidando auto sportive che lanciava a tutta velocità per far esplodere la propria ribellione interna; con i primi guadagni infatti i suoi acquisti di questi mezzi di locomozione divennero una costante delle sue giornate ma anche del suo stesso successo; un successo che proprio per questo suo sfogo avrebbe potuto nuocergli gravemente e definitivamente quando durante il Cantagiro del 1966 non portò la sua Maserati (alcuni asseriscono fosse una Ferrari… ma in quel periodo per lui le macchine erano come le donne, una dietro l’altra) a spiaccicarsi contro un albero. Correva l’anno 1965 (forse il più importante per i netti cambiamenti di indirizzi musicali giovanili di quegli anni sessanta) quando la scalpitante RCA decise di metterlo sotto contratto; aveva fondato la sotto-etichetta ARC nella quale convogliavano tutti i nuovi artisti scritturati che potessero diventare preda dei giovanissimi grazie ad una musica, a dei testi e a delle canzoni che si discostassero dalla normale produzione sì giovanile, ma ancorata alle tradizioni musicali italiano-classiche come i vari Gianni Morandi, Rita Pavone & Co. Ci contò davvero la RCA in quello scapestrato che possedeva tutto per poter emergere: dal ciuffo ribelle ai capelli lunghi, che si mostravano accompagnati da un fisico autorevole, un viso da gioventù bruciata che le ‘teen-agers’ appena lo videro misero da parte in fretta i loro fidanzatini passando notti insonni sognando meravigliose e impossibili avventure platoniche con uno dei Mods. Non va neanche dimenticato che il cantante passò alla storia anche come incallito sciupafemmine; tra fans, corteggiatrici e quelle che lui stesso si andava a cercare l’elenco aumentava con impressionante continuità; ci fu un giorno che sembrava che il suo cuore libero si fosse infatuato perdutamente dell’attrice Grazia Maria Spina, ma fu solo una fiammata impetuosa, non un amore duraturo. La casa discografica oltre tutto quanto esposto, che per il compiersi di un successo era sorprendentemente positivo, era ben confortata dal fatto che, a differenza di tanti heros di cartone, costruiti a bella posta per spillar soldi facili ai giovanissimi, questo finalmente aveva dalla sua il colpo magico vincente: possedeva una voce terribilmente intonata e potente in grado di interpretare quasi ogni genere musicale, anche il primo o ultimo venuto o magari inventato per caso. Il suo primo singolo fu immediatamente una grande trovata: con “Uno dei Mods” si gridò al miracolo musicale nascente; l’approccio iniziale era una dura rullata di batteria che si svolgeva fremente per l’intero brano; il testo, fantasioso e indovinato ne contraddistinse il personaggio indissolubilmente mentre raccontava le battaglie giovanili in Inghilterra tra i giovani di opposte fazioni: i Mods e i Rockers, più cerebrali e poeticamente pacifisti i primi, più violenti e catastrofici i secondi. Quella canzone ed il suo interprete divennero nel 1966 uno dei film giovanili più apprezzati in assoluto: “La battaglia dei Mods”, film ispirato ad una storia vera accaduta nei pressi di Londra su una spiaggia dell’Essex dove i protagonisti dei due gruppi se le diedero di santa ragione; poco importa (o almeno all’epoca fu così, vista comunque l’ignoranza che regnava nel nostro paese su nozioni di queste opposte schiere che si combattevano a suon di spranghe e catene) se si incappò nel madornale errore di vestire di tutto punto il Ricky in abiti da Rocker anziché in quelli da moderato Mod, il personaggio che lui stesso interpretava nel film; il successo e la popolarità arrivarono a braccetto, ringalluzzendo totalmente i dirigenti RCA che si resero conto immediatamente di aver fatto centro nei cuori dei giovanissimi e quindi nei portafogli dei genitori. Per dovere di cronaca Ricky Shayne appare come interprete anche in almeno altri 5 film prodotti tra il 1965 e il 1968: “Altissima pressione”, “I ragazzi di Bandiera Gialla”, “Una ragazza tutta d’oro”, “Stuntmen” (con Gina Lollobrigida) e “La più bella coppia del mondo”. Già su quel primo singolo le due facce dell’interprete Ricky Shayne vennero prepotentemente alla luce; di “Uno dei Mods” (che indubbiamente resta anche il suo più grande successo) abbiamo già detto e non sarebbe male qui stabilire che forse quella canzone fu davvero uno dei primi brani beat partoriti dal nostro sistema discografico, un vero e proprio spartiacque che tagliava di netto una musica già esistente flemmatica e ammuffita. Il retro, “Cosa pensi di me” infatti, era una calda ballata lenta e persuasiva, dall’incedere dolce ed attraente, una di quelle ballads tanto care ad Elvis Presley del quale il Nostro, senza false esagerazioni, aveva in comune la modulazione vocale e quel timbro baritonale interpretativo che del Pelvis avevano contribuito a costruirne il personaggio. Era l’inizio di una nuova èra? Non precisamente, anzi, era l’inizio della fine!. La RCA probabilmente non ritenne opportuno continuare a sfruttare quel personaggio carismatico ed indisciplinato che essa stessa aveva creato; probabilmente si pensò di aver ecceduto troppo.. portare anche da noi il dualismo rivale di Mods e Rockers? Giammai! La stessa RAI TV, e quindi il perbenismo interessato con le sue falsità fatte di vuoto (per dirla alla Guccini) che imperversavano all’interno di essa dettavano legge; non essendoci altre fonti di immagini al di fuori del colosso di stato, probabilmente se come novità assoluta ad “Uno dei Mods” fu permesso di transitare via etere, ad una replica sarebbe stato sicuramente opposto un ostracismo deciso ed irrisoluto. Quindi già col secondo 45 giri si permise a Ricky Shayne di parlare ancora dei suoi seguaci Mods, ma solo per dar loro l’addio e sotterrarli per sempre sotto un cumulo di cenere. “Vi saluto amici Mods” infatti divenne l’epitaffio definitivo di un movimento mai nato e soltanto accennato che si decise, non avrebbe più avuto seguito; nella canzone si parlava è vero dei Mods, ma soltanto per dar loro l’ultimo saluto; di Mod in quella canzone c’erano soltanto alcuni cenni nei versi ma nessuno nella composizione che infatti, a livello puramente compositivo risultava essere un clone di “Cosa pensi di me”, anche se il motivo conduttore era sicuramente molto indovinato e ben costruito, lo stesso retro “Non ha prezzo l’amore” viaggiava sugli stessi canoni descrittivi del primo lato del disco; anche questo fu un successo che però non arrivò tanto in alto come il singolo d’esordio. Ma ancora Ricky avrebbe voluto condurre in porto quel filone (almeno a livello di struttura musicale) che tanti allori gli aveva portato con il primo brano; correva l’anno 1966 e per quell’occasione ecco un altro pezzo vincente sorretto da musicalità vibranti ed incisive: al Cantagiro dello stesso anno Ricky girò l’Italia con la forsennata “Number one”; i Mods erano già quasi dimenticati ma l’ardente composizione cullò di nuovo gli animi dei ragazzi del periodo. Poi, come accennato in precedenza, durante la manifestazione, l’incidente automobilistico, una alquanto lunga convalescenza ed eccolo di nuovo nel 1967 diverso e cambiato: capelli più corti, abbigliamento meno incazzato con annesso definitivo abbandono di pantaloni, giubbotto in pelle nera e maglioni scuri, quindi personaggio e canzoni di indirizzo diverso. Il nuovo 45 è “Di me cosa ne sai” cover della straordinaria “Black is black” dei Los Bravos della quale era assolutamente impensabile credere di riuscire a superarne sia l’impatto sonoro, sia, nonostante la grande voce di Shayne, quella interpretazione grintosa, tagliente ed inimitabile del solista Mike Kennedy. Sul secondo lato del singolo sbucava “Stanotte”, bella canzone dolce che comunque non permise al disco di diventare hit, anzi, a rileggerne oggi l’andamento si rivelò un fiasco totale, nonostante lo stesso cantante l’avesse presentata in una puntata TV di “Scala Reale”. Anche lo stesso movimento beat soprattutto nel nostro paese, aveva avuto breve vita; la meravigliosa cicala della musica ribelle durò lo spazio di una stagione o poco più; gli stessi complessi per sopravvivere si ammorbidirono alquanto sfornando sul mercato delle canzoni più mansuete ed orecchiabili. Ricky Shayne fortunatamente aveva fatto in tempo ad incidere il suo unico 33 giri, un LP molto degno e ancor oggi di sicuro interesse; ai suoi immancabili 45 giri prodotti erano state aggiunte delle splendide versioni inglesi, brani che rafforzavano il loro interesse grazie anche all’apporto decisamente fortunato del suo gruppo degli Skylarks (quattro ragazzi, due inglesi di Liverpool e due italiani che Ricky reclutò a Roma sulla scalinata di Piazza di Spagna). Ecco quindi il nuovo 45: “Come Moby Dick” ormai fuori dal mondo Mod, ma di sicuro un bellissimo brano toccante dalla fitta melodia che affrontava il discorso della morente Moby Dick, la balena bianca dello scrittore americano Melville; in quella canzone per Ricky l’arpione del baleniere che trafigge a morte il cetaceo è la fine di tutto della vita e della libertà stessa. Già, la libertà, quella che per Ricky Shayne ha sempre contato più di ogni cosa, essere liberi di vagare, di girare il mondo come lui aveva sempre fatto e come continuerà a fare anche in futuro. Ad ogni modo, nonostante il brano fosse molto bello, fu un altro mancato grande successo e la RCA cominciava a scalpitare… avrebbe voluto rilanciare il suo scudiero ma sempre però nei panni ingombranti verso i quali lei stessa lo aveva indirizzato, ovvero quelli alquanto fuori luogo di cantante di intrattenimento. Si pensò all’ultima spiaggia ed ecco quindi una canzone di Elvis: “Love me tender” che divenne “Dolcemente”; nonostante una bellissima interpretazione (probabilmente in assoluto la migliore cover italiana di quel famoso brano) anche stavolta il seguito fu poco: chi lo aveva amato come Mod era tradito per l’ennesima volta, gli altri non apprezzavano troppo che un ex Mod si accingesse ad entrare nel mondo della musica (molto) leggera e. Fu a quel punto che la importante major romana decise di sfrondare il proprio cast, anche per far spazio a nuove proposte; insieme a Ricky Shayne si trovarono in cerca di contratto (e di autore) ad esempio anche i Sorrows che dopo quel grande successo dell’imperdibile “Take a heart” avevano deluso le aspettative. La Miura, piccola etichetta sempre della capitale, ingaggiò entrambi e tentò un impossibile rilancio sperando, senza troppa convinzione, di riuscire addirittura là dove la RCA aveva fallito. Per Ricky esce “Con una o dieci chitarre” un annacquato beat che lascia il tempo che trova e sul retro si provò ancora a strizzare l’occhio al solito Presley con “Come nessuna donna mai” un brano da dimenticare in fretta; purtroppo questa era la sorte di chi all’epoca era solo interprete e non compositore: potevi anche avere una voce da Dio, ma se ti affidavano gioielli scadenti, questi restavano soltanto delle brutte canzoni anche se molto ben interpretate. A questo punto immancabile sopraggiungeva la china discendente per un interprete che con le sue doti avrebbe sicuramente meritato di più; nemmeno il singolo successivo del 1969, “Buonanotte Maria” potè riportarlo in auge: la canzone era totalmente avversa ad un personaggio come Ricky; probabilmente per assurdo, un Luciano Tajoli sarebbe stato più adatto per l’interpretazione di quel pezzo; buono il retro “Le catene” ma ci sarebbe voluto ben altro per rilanciare Ricky Shayne e soprattutto  sarebbero servite delle risorse pubblicitarie e di diffusione che la piccola Miura neanche si sognava di poter attuare. A questo punto il cantante si convinse che ormai per lui in Italia non c’era più spazio anzi, il suo stesso personaggio ormai si era inevitabilmente bruciato e nessun avvenimento mai sarebbe riuscito a riportarlo ai fasti di “Uno dei Mods”. Riprese così una professione di cavalier errante, come agli inizi della sua carriera, che lo portò sia in Francia sia soprattutto in Germania, dove alternò, anche con qualche ottimo successo, la professione di cantante con ogni sorta di impiego temporaneo che gli capitasse per sopravvivere; sottolineo volutamente quel ogni sorta di impiego visto che arrivò al punto di fare anche il gigolò retribuito pur di incassare qualche marco. Ebbe stranamente un unico guizzo fortunato che sia in Francia sia in Germania lo portarono ad un perentorio successo, interpretando una sua versione di “Mamy blue”; l’Italia comunque gli era rimasta nel cuore; provò a tornarci, provò anche ad incidere qualche nuovo disco, ma ormai la sua stella gli aveva definitivamente voltato le spalle; di quella lontana stella nascente era rimasta ormai una scia che aveva perso definitivamente la traccia luminosa che il suo indiscutibile ed immediato successo gli aveva tributato con tanta meritata facilità.
… Ti saluto, amico Mod…
(Claudio Scarpa)

15 commenti:

  1. Norberto Checche'3 giugno 2011 20:19

    Bellissima presentazione da parte dell'amico Claudio, ma non lo si scopre oggi, io ne ho letti tantissimi dei suoi commenti ed a volte non erano per niente facili. Ricky shayne, non avrei mai voluto vederlo com'e' oggi. Io lo ricordero' sempre come uno dei Mods.

    RispondiElimina
  2. Per noi....... E' 'Uno dei Mods'... Giusto Norberto???

    RispondiElimina
  3. RICKY SHAYNE.....INDIMENTICABILE "IDOLO" DEI MIEI 15 ANNI!.....POI HO SPOSATO UN RAGAZZO CHE ERA IL SUO SOSIA....O ERA RICKY IL SOSIA DEL MIO RAGAZZO?

    RispondiElimina
  4. Mio padre è stato il chitarrista di Ricky Shayne e gli Skylarks dal 65 al 67 !!! Fortunatamente mia nonna ha messo da parte tutti i giornali e le riviste dell'epoca ... erano bellissimi!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, saluta per me tuo padre ,io sono l'altro chitarrista degli Skylarks .

      Elimina
    2. ciao sono Jason Zaglio, ho 15 anni ed ho sentito "uno dei moods", visto che tuo papà è stato il chitarrista di Ricky Shayne mi fai scrivere gli accordi esatti dell'inciso?perchè non riesco a capirli bene. il mio indirizzo e-mail è info@albergorosetta.it
      ciao e grazie

      Elimina
    3. Ciao ragazzi sono Mirko di Mantrasound programma radiofonico sul web di www.riplive.it , ho i contatti con Ricky Shayne e stiamo organizzando con una produzione romana il ritorno in Italia, contattatemi in privato che vi lascio i suoi recapiti lui ne sara' felicissimo intanto lo avviso !!!!

      mantrasoundradioweb@gmail.com
      facebook.com/mantrasound

      Elimina
    4. Ciao Mirko, noi di NUOVO CIAO AMICI ne siamo contenti... Tra l'altro questo articolo è stato pubblicato sul libro "Al di qua, al di là del Beat" che go scritto con Gene Guglielmi ed Umberto Bultrighini. Ottimo per il ritorno in Italia. Noi siamo qui !!!

      Elimina
    5. Certo vi informero' , Claudio ti scrivo in mail.
      Sono interessato al libro , ho sentito anche Gene !!!

      Elimina
    6. Bene Mirko! Se tornerà in Italia, vedremo di aggregarci, sempre che la cosa sia a Roma e/o dintorni. Per il libro lo trovi addirittura scontato sui siti di IBS:
      http://www.ibs.it/code/9788863441659/bultrighini-umberto/qua-la-del.html

      Elimina
  5. Molto interessante! Grande gruppo gli Skylarks, li vidi all'opera con Ricky Shayne !!!

    RispondiElimina
  6. AVEVO 14 ANNI, ERO IN UN COLLEGIO DI SUORE ED IO E LE MIE AMICHE ERAVAMO PAZZE DI RICKY SHAYNE. ANCORA OGGI SENTENDO UNO DEI MODS PROVO UNA GRANDE NOSTALGIA ED EMOZIONE. HO 58 ANNI E SO ANCORA A MEMORIA LE SUE CANZONI. ERA FIGOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!

    RispondiElimina
  7. Deve essere stata dura stare in un collegio di suore, con la visione di Ricky Shayne... Se lo avessi saputo, sarei venuto con un po' di amici e vi avrei portate tutte al Piper!
    Ciao Anonimo !

    RispondiElimina
  8. Il mio idolo della gioventù,tuttora so suonare le sue canzoni. Mitico..

    RispondiElimina
  9. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

    RispondiElimina

Google+ Followers